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L’Indice di sportività 2026 fotografa un Paese ancora diviso nell’accesso allo sport

Nella classifica tra le città pubblicata dal Sole 24 Ore, la geografia dei primati sportivi riflette il primato dello sviluppo economico

 

La ventesima edizione dell'Indice di Sportività, elaborata da PTS Sport e pubblicata dal Sole 24 Ore all'interno del progetto Qualità della Vita, restituisce una mappa complessa e sfaccettata del movimento sportivo nazionale. Al vertice della graduatoria generale si insedia per la prima volta Milano, un trionfo che beneficia della spinta organizzativa, infrastrutturale e di attrattività internazionale legata ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Alle spalle del capoluogo lombardo si conferma Trento in seconda posizione, forte del primato storico nei vent'anni dell'indagine e della leadership negli sport individuali e nella pratica femminile, mentre sul terzo gradino del podio sale Bolzano, trasgressiva e virtuosa nell'organizzazione sportiva e negli sport invernali, con un forte traino legato anche al tennis. Fuori dal podio si collocano Bologna al quarto posto e Firenze al quinto, poi Bergamo, Belluno, Torino, Sondrio e Vicenza a completare la top ten. Roma si trova al diciassettesimo posto, distinguendosi però per i primati negli sport indoor e nella praticabilità. Il quadro che emerge però, oltre alla semplice graduatoria di rendimento, è quello di un sistema sportivo che presenta forti disuguaglianze territoriali e strutturali.

L’analisi dell’Indice mostra infatti una frattura profonda tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Dopo Viterbo, collocata al novantaduesimo posto, le ultime posizioni della classifica sono occupate interamente da province meridionali, con il Sud Sardegna che chiude la graduatoria al centoduesimo posto. Nessuna provincia di Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia riesce a inserirsi nelle zone alte delle macrocategorie, mentre la Calabria registra un ritardo complessivo che la tiene nella parte bassa della classifica, pur con un caso significativo come Catanzaro, all’86esimo posto complessivo ma al secondo per quanto riguarda nella formazione sportiva.

Nonostante l'ingresso in Costituzine del diritto di tutte e tutti a praticare sport, a pesare sulla sua attuazione sono diversi elementi: dalla cronica carenza di impianti polifunzionali, alle difficoltà di accesso alle strutture e fino alle barriere economiche che colpiscono in modo particolare i nuclei familiari più fragili. In questo senso, l’uscita dell’Indice si intreccia con una questione più ampia: la capacità del Paese di garantire davvero pari opportunità di pratica motoria, indipendentemente dal territorio in cui si nasce o si vive.

Un passaggio particolarmente delicato riguarda anche il quadro delle politiche pubbliche. Nell'ultimo Decreto Legge Sport si assiste al ridimensionamento del Fondo Dote per la famiglia, passato da una dotazione iniziale di trenta milioni a soli due milioni di euro. Un taglio che rischia di compromettere gli strumenti di sostegno all’accesso allo sport per i minori e di aggravare ulteriormente le disuguaglianze educative e sociali nei territori più svantaggiati. Se lo sport è un’opportunità di crescita, socialità e salute, la riduzione dei sostegni pubblici finisce per incidere proprio là dove il bisogno è maggiore.

Lo sport è un bene sociale che riguarda la salute, la qualità della vita, l’integrazione, l’educazione e le relazioni tra le persone, in tutte le età della vita. È un diritto, un riferimento immediato a una nuova qualità della vita da affermare giorno per giorno, negli impianti tradizionali come negli spazi aperti. Da questa prospettiva, i numeri dell’Indice chiamano in causa direttamente il valore sociale dello sport. Le palestre scolastiche, le piscine pubbliche e gli spazi urbani sono infrastrutture decisive per l’accesso alla pratica e per la costruzione di relazioni. Dove mancano, si colpisce soprattutto la fascia più vulnerabile della popolazione, allontanandola dallo sportpertutti e limitando la possibilità di fare dello sport uno strumento di inclusione, partecipazione e benessere collettivo.

Lo sport per tutti si fonda su valori come parità di genere, partecipazione, solidarietà, difesa dei diritti e della dignità umana, rispetto, sostenibilità ambientale, inclusione e cooperazione internazionale. Non una visione alternativa o marginale rispetto allo sport dei grandi numeri e dei risultati, bensì una lettura diversa e complementare, che mette al centro le persone, i territori e la qualità delle relazioni che lo sport sa generare. In questo senso, i dati dell’Indice di Sportività 2026 confermano la necessità di investire con continuità sull’impiantistica, sulla riqualificazione dei luoghi della pratica e sul rafforzamento delle opportunità nei territori più fragili. Lo sport può essere un potente fattore di coesione sociale, ma solo se viene trattato come un diritto di cittadinanza e non come un privilegio legato alla disponibilità economica o alla fortuna geografica. La sfida, oggi, è trasformare i divari in occasioni di riequilibrio e rendere più accessibile per tutte e tutti ciò che ancora troppo spesso resta diseguale. (a cura di L.B.)